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Ormai il cinema 3D è diventato parte del nostro divertimento, un po di notizie estratte dalla rete per cercare di capirlo meglio ed un filmato (in inglese mi spiace) che spiega come funziona.
Il cinema tridimensionale è un tipo di proiezione cinematografica che, grazie a specifiche tecniche di ripresa e proiezione, fornisce una visione stereoscopica delle immagini.
La visione stereoscopica può essere ottenuta in sale cinematografiche opportunamente attrezzate (i normali proiettori non sono adatti per questi tipi di proiezioni).
Questa tecnica è utilizzata soprattutto per film il cui successo commerciale possa garantire la copertura dei costi di produzione più elevati.
La particolarità delle immagini proiettate è che sembrano avere effettiva profondità, e questo grazie a degli occhiali appositi che vengono distribuiti all'ingresso della sala.
Il principio su cui questa tecnologia si basa, è quello della visione stereoscopica.
Il film, infatti, viene ripreso contemporaneamente da due punti di vista distanti tra loro quanto lo sono i nostri occhi. In fase di proiezione, quindi vengono proiettati due filmati contemporaneamente; ce ne si può rendere conto guardando per qualche secondo senza occhiali; quello che si vede è un'immagine tanto più "sdoppiata" quanto più l'elemento raffigurato appare tridimensionale.
Indossando gli occhiali, le immagini vengono filtrate da ciascun occhio in modo che l'occhio sinistro veda l'immagine girata dalla camera sinistra e, allo stesso modo, l'occhio destro veda l'immagine girata dalla camera destra. È poi il nostro cervello ad elaborare le due immagini, restituendoci una percezione di forte tridimensionalità, che caratterizza quest'applicazione.
il filmato esplicativo (se avete degli occhialini in casa usateli)
L'idea di stereoscopia è molto antica. Fu Euclide nel 208 a.c. a comprendere i principi della visione tridimensionale: ciascuno dei nostri occhi percepisce un'immagine leggermente differente dall'altro ed è la combinazione delle due immagini a fornirci della percezione della terza dimensione.
Nel 1584 Leonardo da Vinci studiò la percezione della profondità.
Nel 1613 il gesuita Francois d’Aguillion (1567-1617) coniò in un suo trattato il termine “stéréoscopique”.
Nel 1833 il Professor Sir Charles Wheatstone dimostrò che, ponendo due disegni leggermente diversi l'uno accanto all'altro e osservandoli attraverso un sistema di specchi e prismi è possibile produrre articifi cialmente l'effetto della visione tridimensionale e nel giugno 1838, illustrando la visione binoculare alla Royal Scottish Society of Arts, propose di denominare l'apparato "stereoscope", al fine di indicare le sue proprietà di rappresentare figure solide (la parola è composta dai due termini greci stereos, solido, e scopos, che guarda).
Quando il film “L’arrivée du train en gare de La Ciotat”, realizzato dai fratelli Lumière nel 1903, fu proiettato, gli spettatori, presi dal panico, pensavano che il treno stesse per investirli. Si fa quindi riferimento a questo episodio, come inizio del cinema atto a creare la sensazione della terza dimensione. Da allora sono stati prodotti almeno 250 fra film e programmi televisivi stereoscopici.
Anaglifia
Un anaglifo (dal greco anáglyphos, composta da aná, sopra, e glýphein, incidere, cesellare) è un’immagine ottenuta sovrapponendo i due fotogrammi di uno stereogramma colorati con due differenti colori, ad esempio il rosso per l’immagine destra e il verde per l’immagine sinistra.
In questo modo osservando l’immagine tramite lenti di colori analoghi (rosso per l’occhio destro e verde per l’occhio sinistro), si ottiene che l’occhio destro veda la sola immagine destra e l’occhio sinistro la sola immagine sinistra. Con questa tecnica le due immagini possono essere sullo stesso fotogramma, ovvero, nel caso televisivo, è sufficiente un solo canale per inviare le informazioni. Nel tempo sono state utilizzate diverse coppie di colori. La coppia rosso-verde funziona abbastanza bene con le immagini stampate, anche se l'immagine percepita attraverso gli occhiali tende ad apparire gialla.
In campo cinematografico, i primi esperimenti furono fatti con la coppia giallo-blu, ma in questo caso, oltre ad una variazione del colore, risulta difficile avere immagini prive di effetto ghost (fantasma).
La coppia rosso-ciano combina tutti e tre i primari: l'immagine destinata all'occhio sinistro viene filtrata in modo da contenere solo i contributi verde e blu (cioè ciano), mentre quella destinata all'occhio destro viene filtrata per contenere i soli contributi relativi al rosso. La combinazione dell'immagine destra e sinistra viene visualizzata sullo schermo e le lenti colorate degli occhiali operano come filtri, consentendo a ciascun occhio di percepire solo l'immagine ad essa destinata e impedendo la percezione dell'immagine destinata all'altro occhio. La coppia rosso-ciano consente di avere una discreta rappresentazione del colore e una visione neutra delle immagini bianco-nero.

Effetto Pulfrich
Prende nome dal fi sico tedesco Carl Pulfrich che illustra il fenomeno in un articolo del 1922. E' un'illusione ottica che si manifesta solo se la luce che raggiunge un occhio è attenuata rispetto all'altro. Una stimolazione contemporanea dei punti retinici corrispondenti origina una eccitazione, ma dopo un lieve ritardo, periodo di latenza, che è inversamente proporzionale all'intensità dello stimolo. Variando la differenza in intensità luminosa, ponendo ad esempio una lente scura di fronte ad uno degli occhi, si ottiene una differente latenza nella percezione dello stimolo, dando origine all'illusione stereoscopica. Un oggetto che si muove su un piano parallelo alla fronte dell'osservatore sembra quindi allontarsi dal piano, tanto più quanto è alta la velocità, avvicinandosi o allontanandosi dall'osservatore, in funzione della direzione del movimento.
Ad esempio, se un pendolo viene fatto oscillare, in condizioni normali si muove avanti e indietro su un piano, ma se davanti ad uno degli occhi viene posta una lente scura, il pendolo improvvisamente sembra descrivere un'orbita ellittica parallela al pavimento.
Occhiali LCD
Gli spettatori, in queso caso, indossano degli occhiali con filtri a cristalli liquidi (LCD) alimentati mediante pile e capaci di lavorare in sincronia con il proiettore. Questi occhiali, più complessi e pesanti della versione precedente, attrezzati appunto con due lenti/filtri LCD, uno per occhio, sono sincronizzati con un segnale infrarosso generato dal sistema di proiezione che alternativamente oscura un LCD che agisce come otturatore (shutter).